martedì 15 maggio 2012

Compassione.

Qualcuno di voi forse si ricorderà di


Partendo dai presupposti che:

  • oggi è martedì, e non lunedì;
  • l'iniziativa si è già conclusa qualche settimana fa;
  • ho completamente stravolto l'ordine delle tappe (ma tanto cambiando l'ordine degli addendi, il risultato sempre quello è, tuttavia vedere un film montato al contrario non credo che aiuti la sua comprensione, a meno che non si tratti di Memento);
  • a nessuno probabilmente interesserà molto che io continui o no...
volevo oggi affrontare il tema numero sette del seguente elenco, da cui il titolo del post:
  1. fare domande;
  2. risolvere problemi;
  3. affrontare progetti;
  4. coltivare passioni;
  5. indipendenza;
  6. esser contenti con se stessi;
  7. compassione;
  8. tolleranza.
  9. affrontare i cambiamenti.


Arriverò mai alla fine della lista? Chissà, chissà.
Ma intanto riprendo le parole dell'iniziatrice del progetto che spiega così il senso di questa parola, piuttosto ambigua, COMPASSIONE:
Trattiamo i figli con empatia, chiedendo loro come stanno, ascoltandoli, abituandoli all'interesse per l'altro. Diventeranno persone in grado di lavorare in gruppo. Abbiamo estremo bisogno, infatti, di lavorare in armonia con gli altri perché accanto ad altri che non ci siamo scelti passiamo gran parte della nostra vita, dalla scuola al luogo di lavoro. Se offriamo ai nostri figli l'esperienza di poter essere felici aiutando gli altri e interessandosi di loro, trasmetteremo loro forse il più grande insegnamento.

Visto che trovo estremamente sensate e vere queste parole, stavolta eviterò di librarmi nei miei risaputi voli logici e proporrò semplicemente una mia personalissima interpretazione di questa massima, una delle possibili declinazioni di come, a mio modesto sempre e umile parere di madre mediamente rincoglionita, permettere a un bambino, anche molto piccolo, come la pupa, di affinare questa capacità.

Passo la parola alla diretta interessata che, guarda un po', al momento è distratta, sta parlando con Panzumen:
- Vieni, vieni, Pantumen, vieni da Mimi! No'ssali'e, eh, tul tavolo, Pantumen. Ttai qui, ti 'acconto una 'ttoia.
Allo'a! C'ea una votta un gatto, BE-LLI-TTI-MO!

Dovrei restare in silenzio, ma come faccio a non ridere? Intanto lei continua, a raccontare la storia al gatto: non capisco gran che, ogni tanto intermezza con "mh-mh-mh" quando non sa che dire, poi salta di palo in frasca, scavando nella memoria breve della sua recente conoscenza fiabistica:

- Il mugnaio aveva SETTE pigli... mh mh... peliti, e contenti! Ti è piaciuta Pantumen?

Ecco, non è che sto cazzeggiando: traevo spunto dalla realtà per spiegare quello che volevo dire.
Quando osservo la pupa rapportarsi con i suoi gatti, Zorro, detto Do'o, e Panzumen, detto Pantumen(e), rivedo molti dei miei atteggiamenti nei suoi confronti. Lei racconta le storie al gatto, ma anche, sgrida il gatto quando fa cose che non si possono fare, come salire sul tavolo; altre volte reagisce a loro comportamenti in maniera del tutto spontanea e personale, per esempio quando lei sta facendo qualcosa, tipo disegnare sul suo tavolinetto basso, e loro si mettono in mezzo. Ovviamente reagisce con stizza: "Levati Pantumeneeee! 'Tta didegnando Mimi! No ppuoi!"
Ama tormentarli, anche, in maniera giocosa, e mai sadica, ma quando esagera le dico che non si fa male ai gatti, perchè anche loro quando si fanno male sono tristi, proprio come lei.

Se loro si rotolano tutti contenti sotto le sue carezze lei va in brodo di giuggiole.
Se loro avvicinano il muso a un biscotto o a qualsiasi altra cosa che lei ha in mano, prima si arrabbia e dice: "No! E' di Mimi!" ma poi aggiunge: " Hai pame, Pantumen? Vuoi la pappa?"

Ecco, io credo che prendersi cura di un altro essere animato sia una grande scuola di "Compassione", intesa come "empatia", la capacità di mettersi nei panni dell'altro, di capire di cosa ha bisogno e di giustificare le sue azioni attraverso l'interpretazione del di lui sentire, che possiamo immaginare simile al nostro.

Educarsi alla comprensione dell'altro, e alla sensibilità.


(Notare nella seconda foto lo sguardo soddisfatto e fiero di Zorro dopo l'inatteso abbraccio, per cogliere il quale non ho potuto che queste foto un po' minchia, ma pazienza...)

Questo post partecipa alla rubrica del martedì: Roba da gatti.
Ah-ah! Non ve l'aspettavate eh!? Fregati!

Se invece vi può interessare leggere delle precedenti capacità da me affrontate cliccate i seguenti link della mia personalissima lista:

5 commenti:

  1. insomma, come dice Atticus Finch a sua figlia: non si conosce realmente un uomo se non ci si mette nei sui panni e non ci si va a spasso. (Il buio oltre la siepe)

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  2. Io sono staconvinta che i bimbi che hanno la fortuna di crescere a contatto con gli animali e, soprattutto, che sono educati al rispetto per essi crescano con molte marce in più rispetto a coloro che non hanno questa possibilità. Chi non rispetta gli animali non è in grado, a mio avviso, di rispettare nemmeno gli uomini. Meravigliosa la foto di Mimì che bacia il gattone...

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